L'insidia del nibbio (Collana Cronache d'Isernia) - Davide Monaco
L'insidia del nibbio

 

DAVIDE MONACO


CRONACHE D'ISERNIA


La collana "Cronache d'Isernia" comprende testi di storia riportanti articoli di giornali locali
e romanzi ambientati negli anni raccontati dalle cronache. Dalla realtà dei fatti alla finzione narrativa
per rivivere, in parte, avvenimenti accaduti in città alla fine del XIX secolo.




 

 

L'insidia del Nibbio


Un altro episodio delle storie del Capitano Viti



Romanzo in fase di pubblicazione







LA STORIA IN POCHE RIGHE

Il romanzo prende spunto da un avvenimento realmente accaduto a Isernia nel Luglio del 1892.
Sua Altezza Reale Vittorio Emanuele Giovanni Maria di Savoia d'Aosta, Conte di Torino, Tenente del Reggimento di Cavalleria Piemonte Reale, nipote del defunto Re Vittorio Emanuele II, "il Padre della Patria" (nonno) e del Re Umberto I (zio), arriva a Isernia per una sosta di tre giorni che la Scuola di Guerra dell’Esercito Italiano effettua nell’ambito delle esercitazioni militari di quell’anno. La città si prepara a riceverlo con una straordinaria manifestazione d’affetto e di lealtà verso Casa Savoia.
Un paio di mesi prima della prevista visita del rampollo sabaudo (aveva 22 anni) alla città, il Ministro degli Interni nella persona del sen. Giovanni Giolitti ed il Sottosegretario On. Pietro Rosano, tramite il Servizio Informativo Sabaudo, ricevono un rapporto confidenziale riguardo un possibile attentato alla vita del Conte di Torino durante le esercitazioni militari della Scuola di Guerra. Due giovani agenti del S.I.S. perdono la vita nel tentativo di far pervenire a Roma informazioni vitali che avrebbero permesso di conoscere i meccanismi dell’attentato. Tra le poche informazioni che riescono a raggiungere il Ministero degli Interni, alcune indicano come responsabile dell’azione criminale il Gran Principe della setta dei Calderari, Salvatore Nicodemo Mancusi, già ufficiale dell’esercito borbonico.
Il lavoro di analisi svolto dagli operatori del S.I.S. sulle poche informazioni sottratte all’opera di disinformazione attuata dai membri dei Calderari, portano il Colonnello Amedeo Tancredi a individuare la città d'Isernia come possibile luogo dell’attentato. La compagine investigativa organizzata da Tancredi per impedire la criminale aggressione, coinvolgerà il Capitano Viti nel tentativo di smascherare l’attentatore.
Viti viene trascinato in questa storia da uno degli agenti del S.I.S. assassinatato dalla setta dei Calderari. L'uomo era sicuro che il Capitano sarebbe riuscito a smontare il complotto contro il giovane sabaudo per i suoi trascorsi di “cacciatore di briganti” quando, dopo il Plebiscito, da giovane sottufficiale dei R. Carabinieri e componente del gruppo Bergia, il suo lavoro si incentrava sulla ricerca di malviventi rifugiati tra le montagne dell’Appennino abruzzese e molisano. L'agente sapeva che in alcune azioni di contenimento della criminalità, Viti e i suoi compagni si erano più volte scontrati con gli uomini di Mancusi e per ben due volte lo stesso Viti aveva lottato strenuamente proprio contro Don Nico nel tentativo di catturarlo, ma l’ex ufficiale borbonico era riuscito sempre a scampare la carcerazione.
Il Capitano non aveva mai dimenticato Nicodemo Mancusi, il "Nibbio" come lo chiamavano i compagni d'arme, e dopo tanti anni sarebbe stato ancora in grado di riconoscerlo, anche tra cento persone e anche camuffato da pastore, cosa che aveva già fatto in passato.

 

L'insidia del nibbio - Copertina libro

 

L'AMBIENTAZIONE

Erano ormai passati trentadue anni da quell’autunno del 1860, quando la città d’Isernia fu investita dalla tempesta del fermento unitario sabaudo che spazzò via il vecchio potere borbonico.
In quell'estate del '92, la città si ritrovò, suo malgrado, testimone ancora una volta di quella vecchia rivalsa fra opposte fazioni che aveva in passato insanguinato le mani della propria gente, perpetuando violenze e atrocità che calpestarono ciò che di misericordioso è insito nell'essere umano.
Dopo più di trent'anni, il contesto storico e geografico era cambiato, frutto della crescita di una nazione giovane e coesa proiettata verso un fulgido futuro, guidata da quella casata reale che meglio di tutte seppe cogliere il momento propizio per unire, sotto un’unica bandiera, l’intera penisola.
Negli anni dell'ultima decade del XIX secolo, Isernia era una cittadina in pieno fermento costruttivo e si apprestava ad ingrandire la sua impronta urbana, con cantieri aperti per la realizzazione di nuove infrastrutture che l'avrebbero collegata più agevolmente al resto del Regno d'Italia. Stava per arrivare la ferrovia e una nuova strada statale avrebbe collegato la città alla Capitale in maniera più comoda e veloce. Diversi nuovi ponti stavano per essere eretti tra le montagne del Sannio Pentro. La Scuola di Guerra dell'Esercito Italiano quell'anno organizzò le lezioni pratiche attraverso una campagna militare che avrebbe impegnato le montagne dell'Appennino centrale, coinvolgendo le province de L'Aquila e di Campobasso.
S.A.R. il Conte di Torino, quale Tenente di cavalleria, frequentò la campagna militare per terminare gli anni del corso della Scuola di Guerra che gli permisero in seguito di poter accedere a mansioni e cariche più prestigiose nell'esercito.
In questo contesto di avvenimenti si lega la trama del romanzo, sviluppandosi tra le descrizioni della visita di S.A.R. alla città d'Isernia, riportate dalle cronache dei giornali, con un'avvincente storia a contorno di un avvenimento che regalò a quelle popolazioni un'emozione unica, quella di avere ospite tra le sue antiche mura un esponente di spicco della famiglia reale sabauda.

 

Il Conte di Torino

Il Conte di Torino in piazza Ciro Marilli omaggia la folla con il saluto militare.
Al suo fianco il Tenente Colonnello Francesco Spingardi.
(Fotografia di Federico Labella)

 


Chi era S.A.R. il Conte di Torino

Sua Altezza Reale Vittorio Emanuele Giovanni Maria di Savoia d'Aosta, Conte di Torino, Tenente del Reggimento di Cavalleria Piemonte Reale, era nato a Torino il 24 Novembre 1870 da Amedeo Ferdinando Maria di Savoia, Duca d'Aosta e Re di Spagna e da Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna, colta e virtuosa figlia del principe Emanuele.
Era il terzo di quattro figli: fratello di Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, di Luigi Amedeo Duca degli Abruzzi e di Umberto Conte di Salemi.
Frequentò il Collegio Militare di Milano, oggi denominato Scuola militare "Teulié", e l'Accademia militare di Modena, uscendone nel 1889 con il grado di Sottotenente. Assegnato inizialmente al reggimento "Nizza Cavalleria", fu in seguito (1890) promosso al "Piemonte Cavalleria" con il grado di Tenente.
Il 15 agosto 1897, a Vaucresson, presso Versailles, il Conte di Torino si batté a duello con il Principe Henry d’Orléans che, in un articolo pubblicato sul quotidiano Le Figaro, aveva denigrato il valore dei soldati italiani dopo la battaglia di Adua. Il Conte di Torino ferì all’addome l’avversario e vinse il duello dopo 25 minuti.
Nel 1899 Vittorio Emanuele venne nominato Colonnello e promosso al comando dei Lancieri di Novara e nel 1903, promosso Generale di Brigata, comandò la VII Brigata di Cavalleria.
Nel 1910 divenne Tenente Generale e Ispettore di cavalleria. Nella Grande Guerra (1915-1918) fu a capo dell'Arma di Cavalleria. Venne promosso Generale di Corpo d'Armata nel 1923.
Durante il fascismo mantenne una posizione defilata. Celibe e senza figli, morì in Belgio nel 1946 dove si era recato in esilio dopo il referendum istituzionale. Dal 1968 è sepolto nella cripta reale della basilica di Superga, sulla collina di Torino.

 

Conte di Torino

S.A.R. Vittorio Emanuele Savoia d'Aosta
Conte di Torino
Isernia 10 Luglio 1892




I Calderari

Quella dei Calderari o Calderai, fu un'associazione segreta reazionaria, legittimista e filo-borbonica, costituita agli inizi del XIX secolo in opposizione alle sette antimonarchiche e filo-francesi della Carboneria e affini, queste ultime di matrice illuminista e liberale.
Nella loggia calderara erano confluiti anche ex appartenenti alla carboneria, dalla quale erano stati allontanati in epoca murattiana. Era suddivisa in Curie, e gli affiliati erano ripartiti gerarchicamente in Amico Cavaliere, Principe e Gran Principe. Tra di essi era in uso un linguaggio criptico e un ricco catalogo gestuale finalizzato al riconoscimento degli aderenti e alle comunicazione cifrate.
Poco tempo dopo la sua formazione, l'associazione crebbe in importanza e potere, godendo del favore del governo duosiciliano ma agendo spesso senza il suo controllo.
Lo scopo principale di questa fratellanza era difendere la religione cattolica e la monarchia dei Borboni dalla massoneria e dal proselitismo repubblicano.
Con la fine del Regno delle Due Sicilie e l'esilio di Francesco II, i Calderari si trasformarono in una setta ancora più segreta e criptica rispetto alle sue origini, che accolse tra i suoi confraterni tanti ufficiali del disciolto esercito borbonico e anche tanti funzionari governativi che non trovarono spazio nel nuovo assetto del regno sabaudo. Era gente che aveva subìto, per la loro fede borbonica, un drastico cambiamento sia del proprio stato economico che sociale e che vedeva in una nuova "restaurazione" l'unica soluzione per ripristinare antichi equilibri e per ritrovare quel senso di appartenenza andato ormai perduto, diluito nella melassa etnica dell'Italia unitaria. L'appartenenza ai Calderari era motivo di lotta per la rivalsa dello spirito meridionalista ben rappresentato nei secoli dal Regno dei Borboni, del ritrovato spirito d'iniziativa collettivo contro una casata regnante vista fin dall'inizio della guerra unitaria come usurpatrice di un governo legittimo.



Calderari

Riunione dei Gran Principi dei Calderari





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- Cronache d'Isernia di fine secolo XIX -
Un frammento di storia d’Isernia, gli ultimi 15 anni del
XIX secolo, viene proposto attraverso la rilettura degli
articoli di giornali locali pubblicati all’epoca.





Cronache XIX


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Sempre della collana "Cronache d'Isernia di fine secolo XIX",
il romanzo che ha rivelato le grandi doti investigative
del Capitano dei R. Carabinieri Massimiliano Viti, coinvolto
nelle indagini sulla morte di un commerciante di merletti.


Cacciatore






Il romanzo, prossimo alla pubblicazione, racconta l'impegno del Capitano Viti
nel risolvere un'intrigata vicenda maturata nell'ambiente finanziario cittadino.
Storicamente collocato al tempo dell'inaugurazione dell'impianto elettrico d'illuminazione pubblica dell'impresa dei fratelli Ruffolo nell'Agosto 1892, il caso coinvolgerà molti importanti personaggi del tessuto economico isernino.


Il segreto tradito




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"Cronache d'Isernia"
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migliori librerie molisane.



L'insidia del nibbio (Collana Cronache d'Isernia) - Davide Monaco